Top 10 similar words or synonyms for marietta

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Top 30 analogous words or synonyms for marietta

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Marietta Marcolini Dotata di una grande voce, agilissima e modulabile si impose anche per la bella figura scenica e per le grandi capacità interpretative.
Marietta Marcolini È nota soprattutto per la collaborazione con Rossini: tra le varie opere che compose per la sua voce, spicca il ruolo di Isabella ne "L'Italiana in Algeri".
Marietta (Oklahoma) Marietta è un comune degli Stati Uniti d'America, capoluogo della Contea di Love, nello Stato dell'Oklahoma.
Marietta Alboni La reputazione che l'Alboni ben presto si fece con queste sue prime apparizioni fu tale da indurre il direttore del Teatro Imperiale di San Pietroburgo, Aleksandr Mikhailovich Gedeonov (1790-1867), a chiedere a Merelli la cessione della giovane cantante per la stagione 1844/45. Tale cessione fu concretizzata con soddisfazione dell'Alboni, sia sul piano economico, sia su quello artistico: nella capitale russa avrebbe trovato, tra le altre stelle del momento, il suo idolo Giovanni Battista Rubini, dal quale sperava di poter trarre insegnamenti utili. A San Pietroburgo l'Alboni aggiunse al suo repertorio il personaggio di Gondi della "Maria di Rohan" di Donizetti e soprattutto quello di Arsace della "Semiramide" di Rossini. Alla fine della stagione, di fronte al tentativo di Gedeonov di lesinare sui suoi compensi, la giovanissima cantante, estremamente suscettibile, ma anche consapevole delle sue possibilità, se ne andò letteralmente sbattendo la porta, e si ritrovò senza scrittura, insieme ai due fratelli poco più grandi lei, nell'estremo nord dell'Europa. «Seppur diciannovenne non esitò un sol momento a farsi impresario di se stessa, ciò significa intraprendere a sue spese, rischio e pericolo una grande tournée artistica, senza avere alcun piano, senza un preciso obiettivo, in pieno azzardo, in paesi che non conosceva e dove non aveva relazione alcuna. Darà concerti qui e là, spettacoli musicali in costume, recite in teatri, in città grandi e piccole, dovunque la spingerà l'occasione misurando tutte le grandi strade, andando a destra e a sinistra, prima a Praga, poi a Berlino, poi ad Amburgo e di nuovo a Berlino, raggiungendo infine, nell'apice dell'azzardo, la Polonia, l'Ungheria, l'Austria, il tutto in compagnia del fratello e della sorella, che non l'abbandonarono mai e finirono per essere, in qualche modo, come guardie del corpo».
Marietta Alboni Nel 1846 l'Alboni era nuovamente a Praga dove partecipò anche alla prima esecuzione di un'opera nuova, la "Consuelo", del compatriota emigrato Giambattista Gordigiani (1795-1871), per poi spostarsi a Carlsbad, l'odierna Karlovy Vary. L'entità, anche economica, del successo di questo suo peregrinare nell'Europa centrale, sarebbe stato da lei stessa ricordata, molti anni dopo, con queste parole: «È da quel viaggio che ho avuto la gioia di comperare una casa a Cesena per la mamma, e che a Praga ho potuto versare in deposito una somma di 10.000 franchi presso la Cassa di Risparmio», con la quale si riservava di poter vivere in pace con i parenti nel caso malaugurato, ma sempre paventato, che le capitasse di «perdere la voce». Fu comunque, con tutta probabilità, a Carlsbad che la raggiunse l'invito del compositore Giuseppe Persiani, all'epoca neo-direttore del "Covent Garden", a prendere parte alla stagione primaverile del teatro (aprile-giugno 1847) e ad una successiva tournée nella provincia inglese. Accettata l'offerta del Persiani, l'Alboni decise di utilizzare l'intervallo di tempo che le restava per continuare i suoi, peraltro "fruttuosi", viaggi, questa volta in Italia, dove fu prima a Roma e poi a Venezia. Nel capoluogo veneto, secondo quanto da lei stessa ricordato nei suoi diari, essendosi sentita snobbata dalla direzione della Fenice, non esitò a promuovere una stagione in concorrenza al Teatro San Samuele, chiedendo che il costo dei biglietti non fosse alzato per la sua presenza e proponendo anzi di essere pagata, per così dire, solo a piè di lista, con una percentuale (per quanto lauta) degli incassi: il successo fu così clamoroso da indurre infine La Fenice ad offrirle ponti d'oro purché accettasse di trasferirsi, e da consentire a lei di sbattere, sia pure educatamente, la porta in faccia agli incaricati del teatro, così come aveva fatto, meno di due anni prima, a San Pietroburgo.
Marietta Alboni Sui motivi del ritiro non sussistono comunque dubbi di sorta. Come già accennato, nel 1853, al suo ritorno dall'America, e pur mantenendo sul palcoscenico il solo cognome da nubile, aveva sposato il conte Achille Pepoli, spesso citato erroneamente dalle fonti con il nome di Carlo, il quale diede ben presto segni di squilibrio mentale: affetto da manie di grandezza e, nel contempo, da gravi impulsi suicidi, l'uomo dovette essere sottoposto ad una sorveglianza crescente, al punto da costringere infine la moglie a ritirarsi dal palcoscenico per potersi dedicare interamente alle sue cure. Solo verso il 1865, l'Alboni si rassegnò a farlo internare in una casa di cura dove morì il 10 ottobre 1867, senza che comunque la moglie manifestasse alcuna intenzione di riprendere la carriera. Quando però, poco più di un anno dopo la scomparsa del conte Pepoli, anche Rossini, il 13 novembre 1868, morì, l'Alboni riemerse immediatamente dal suo ritiro e volle prender parte al funerale del tanto amato e rispettato maestro, nella Chiesa della Trinità, a Parigi. In occasione della cerimonia, cantò, al fianco di Adelina Patti, il maggior soprano dell'epoca, un brano del "Dies irae", "Liber scriptum", adattato alla musica del duetto "Quis est Homo" dallo "Stabat Mater" composto dallo stesso Rossini. In segno di rispetto e deferenza nei confronti del suo vecchio maestro, ella accettò inoltre di rientrare, in qualche modo, in carriera, per portare in tournée per l'Europa la versione con orchestra della "Petite messe solennelle": lo sentiva infatti come un dovere morale dal momento che una volta Rossini le aveva manifestato la speranza che sarebbe stata lei ad eseguirla dopo che lui fosse morto, e le aveva anche rivelato di averla composta pensando a lei.
Marietta Alboni Nel 1877 si era risposata con un ufficiale dell'esercito francese, di nome Charles Ziéger. Morì a sessantotto anni a Ville-d'Avray, vicino Parigi, nella sua "Villa La Cenerentola", e fu seppellita nel Cimitero di Père-Lachaise. Sempre impegnata in opere di carità (spesso in memoria del suo maestro Rossini), lasciò quasi tutti i suoi beni ai poveri di Parigi, dove ancor oggi sono intitolate al suo nome una strada e una piazza ("square"). Nel testamento scrisse:
Marietta Alboni Pur presentando alcuni problemi di resa sonora nella zona centrale e probabilmente anche in quella acuta, grazie allo studio e alla maestria tecnica applicati per correggerli e superarli (seppur mai definitivamente), «di solito ... l'Alboni dava l'impressione di una perfetta omogeneità e uguaglianza timbrica in tutta la gamma e ispirava per la sicura pacatezza, anzi per l'olimpica serenità con la quale cantava, una sorta di estatico godimento in chi l'ascoltava». Per lei si sprecarono gli aggettivi: la sua voce fu definita "voluttuosamente lamentosa" o paragonata addirittura ad un bocciolo di rosa; si disse che il suo timbro carezzevole, vellutato e malinconico richiamava la voce amorosa di un adolescente e di una fanciulla insieme. Le sue capacità virtuosistiche furono oggetto di lodi generalizzate: sul piano della vocalizzazione fu accostata ai migliori soprani d'agilità della sua epoca, «nella fiorettatura era aggraziata ed elegante e grazia ed eleganza caratterizzavano anche il suo fraseggio».
Marietta Alboni Per quanto riguarda la parte comica di alcuni ruoli spero che si vorrà rammentare in particolare quella di Isabella nell'"Italiana in Algeri" dove facevo sbellicare dal ridere il mio caro pubblico allo stesso modo che nella parte della vecchia zia del "Marriage secret", perché anche in quel caso il mio fisico non mi era d'impaccio. Sono dunque convinta di essere stata, quando mi era possibile esserlo, sia drammatica che comica.
Marietta Alboni Se il trionfo riscosso nel 1850 all'"Opéra" di Parigi come Fidès nel "Prophète", la forte parte di un'anziana birraia affetta solo dall'amore materno (e per niente impacciata dalla "robusta" costituzione fisica dell'interprete), costituisce la dimostrazione lampante della precisione delle autovalutazioni fatte qui sopra dall'interessata, c'è da aggiungere comunque che l'Alboni non fu mai, fino in fondo, una vera cantante "tragica". Come Arsace, ad esempio, «non riuscì a far dimenticare la Pisaroni, che nelle parti "en travesti" aveva maggior piglio e mordente. L'Alboni aveva invece, nell'accentazione, quella sorta di languida mollezza che contraddistingue le cantanti elegiache e che, se la limitò come interprete drammatica, le permise, in compenso, di essere la più acclamata Cenerentola del suo secolo: per la grazia, l'affettuosità, la tenerezza dell'espressione, oltre che, naturalmente, per la trascendentale esecuzione dei passi di agilità».